Vai al contenuto

Chi Sono

La mia storia

Sandro Savino

Colpo di fulmine

Sono cresciuto a Matera, la città dei Sassi, e avevo otto anni quando chiesi ai miei genitori se potevo prendere lezioni di piano. L'insegnante, però, fu una vera delusione, tanto che dopo due anni mi ero convinto che il piano fosse una noia e avevo deciso di smettere.

Nell'estate del 1994 mi trovavo per caso a Perugia con la famiglia, mentre la città era in fermento per l'"Umbria Jazz Festival". Era il 17 luglio, un giorno che non dimenticherò mai. Quella sera si giocava la finale della Coppa del Mondo, Italia-Brasile. L'Italia perse e, per consolarci, io e mio fratello decidemmo di andare a sentire un po' di musica. Con la sconfitta ancora negli occhi, entrai al teatro Morlacchi per il concerto di un pianista di cui non conoscevo il nome: Petrucciani. Bastarono poche note a cancellare dalla mia mente la delusione della partita di calcio. Vedendolo suonare rimasi incantato: sembrava letteralmente fluttuare sui pedali. Mi chinai allora sulla balconata e appoggiai la testa sul braccio per coprirmi gli occhi. Fu solo quando smisi di guardare che cominciai veramente ad ascoltare. Avevo tredici anni e quella notte capii che sarei diventato un pianista.

Erano le tre del mattino e, mentre tornavamo verso casa, mio fratello si fermò di colpo. "Guarda", mi disse. Era proprio lì, davanti a noi, minuscolo a confronto con i due ragazzi che si prendevano cura di lui. Non sapevo cosa fare. Semplicemente mi sono chinato, mi sono inginocchiato ai suoi piedi e ho chiesto al mio nuovo "eroe" di firmarmi la maglietta. Cosa che lui ha fatto sorridendo. Emozionato e colmo di gratitudine, non sapevo come ringraziarlo, così, senza pensarci, ho allungato la mano e gli ho dato un pizzico sulla guancia, un gesto che il Maestro ha accolto con una sonora risata. Sono passati oltre trent'anni e quella maglietta è ancora incorniciata sopra un mio pianoforte a Matera.

Il giorno dopo quell'incontro corsi dai miei genitori e chiesi loro se potevo riprendere le lezioni di piano, ma con un altro insegnante. Da allora non ho più smesso di suonare. L'anno dopo andai a sentire nuovamente Petrucciani a Taranto e dopo un'incredibile esibizione in piano solo, lo raggiunsi dietro le quinte mentre firmava gli autografi. È bastato uno sguardo, poi un abbraccio che mi è rimasto nel cuore.

Dopo quell’incontro folgorante a Perugia, la mia vita è diventata un viaggio costante tra i tasti bianchi e neri. Alla maggiore età ho lasciato Matera per rincorrere quel suono, formandomi tra Roma e l'Olanda, dove ho vissuto anni intensi nei Conservatori di Den Haag e Rotterdam. È lì, tra i canali e il vento del Nord, che la mia identità musicale ha preso forma, portandomi nel 2008 a essere selezionato tra i sei migliori giovani pianisti nel prestigioso concorso internazionale YPF.

La musica è diventata la mia lingua e il mio passaporto: dai premi in Italia e all'estero — come il Luca Flores, il Tuscia in Jazz, il La Spezia Jazz Festival — fino ai palchi di Belgio, Francia, Regno Unito, Germania, Israele e molti altri. In questo viaggio ho avuto il privilegio di collaborare con giganti del calibro di Peter Erskine, Branford Marsalis, Eddie Gomez, Jeff Ballard e Dave Liebman, esperienze che hanno profondamente influenzato la mia visione musicale.

I premi vinti sono stati tappe importanti, ma ciò che mi spinge a sedermi al piano ogni giorno è una visione musicale a 360 gradi. Mi definiscono un pianista poliedrico, forse perché cerco di portare nella musica tutto ciò che i miei occhi e le mie orecchie catturano nel mondo senza sentirmi vincolato in un genere musicale.

Oggi, il mio viaggio ha chiuso un cerchio meraviglioso: dopo aver insegnato nei conservatori di Benevento e Bari, sono tornato dove tutto è iniziato. Sono titolare della cattedra di Pianoforte Jazz presso il Conservatorio E. R. Duni di Matera, la mia città, dove coordino anche il Dipartimento di Musica Jazz. Qui cerco di trasmettere ai miei studenti la stessa scintilla che provai io quella notte di oltre trenta anni fa al teatro Morlacchi, guardando un piccolo grande uomo fluttuare sui pedali del pianoforte.